Reddito di cittadinanza, una misura digital: requisiti e funzionamento

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Il sussidio è destinato ai cittadini italiani o europei o extracomunitari (in regola con permesso di lungo soggiorno  e residenti da almeno dieci anni), che si trovano al di sotto della soglia di povertà.

Viene erogato dal primo aprile 2019. Si può far domanda per il Reddito di cittadinanza dal 6 marzo 2019.

Gode di una copertura economica di 4,68 miliardi. 

L’importo varia in base a molti parametri (vedi sotto): negli esempi indicati dal Governo, una persona che vive sola avrà fino a 780 euro al mese di Reddito di cittadinanza; e poi fino a 1.330 euro al mese per una famiglia composta da due adulti e un figlio maggiorenne o due minorenni.

Il sussidio dura diciotto mesi (rinnovabili) e richiede l’immediata disponibilità a lavorare o a seguire percorsi formativi (se non si è abbastanza formati). Solo chi è valutato incapace di lavorare e di essere formato è indirizzato ai servizi sociali.

Reddito di cittadinanza: i dati

Il Ministero del Lavoro ha rilasciato ad aprile i dati relativi alle domande caricate dall’Inps (vedi servizi Inps online) relativamente al reddito di cittadinanza. Secondo i dati ministeriali, al 7 aprile 2019 erano 806.878 le domande, di queste 433.270 da donne (54%) e 373.608 da uomini (46%). Il 61% dei richiedenti ha età compresa tra 45 e 67 anni (494.213 domande), il 23% ha età compresa tra i 25 e i 40 anni, con 182.100 domande (di poco inferiore al 23%). Più del 72% ha scelto di presentare domanda ai CAF (584.233 cittadini), mentre il 28%, 222.645 cittadini, ha preferito Poste Italiane.

Tra le regioni, prime sono con 137.206 domande la Campania e 128.809 domande la Sicilia; seguite dal Lazio con 73.861 richieste, Puglia con 71.535 e Lombardia con 71.310; ultima la Valle D’Aosta, con 1.031 domande. La prima provincia è Napoli con 78.803 domande, seguita da Roma con 50.840; all’ultimo posto Bolzano con 356 domande.

Requisiti reddito di cittadinanza 2019: chi ha diritto a riceverlo? I requisiti Isee per ottenerlo

Il Decreto approvato indica negli articoli iniziali i requisiti necessari per avanzare la richiesta di Reddito di cittadinanza. In primis, quelli legati a cittadinanza e residenza. Il richiedente deve essere:

  • Cittadino italiano o europeo, o un suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno anche permanente, o che provenga da un Paese che abbia sottoscritto convenzioni bilaterali di sicurezza sociale o cittadino di altri Paesi che sia in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.
  • Residente in Italia da almeno dieci anni al momento della presentazione della domanda, di cui gli ultimi due anni in modo continuativo.

Sono poi indicati i requisiti reddituali:

  • ISEE inferiore a 9.360 euro
  • Patrimonio immobiliare diverso dalla casa di abitazione non superiore ai 30.000 euro
  • Patrimonio mobiliare non superiore a 6.000 euro, accresciuto di 2.000 euro per ogni componente del nucleo familiare successivo al primo fino a un massimo di 10.000 euro, incrementato di ulteriori 1.000 per ogni figlio successivo al secondo, incrementati di ulteriori 5.000 euro per ogni componente del nucleo con disabilità.
  • Valore del reddito familiare inferiore a 6.000 euro annui moltiplicata per il parametro della scala di equivalenza indicata al comma 5 del Decreto:
  1. Pari a 1 per il primo componente del nucleo
  2. Incrementato di 0,4 per ogni ulteriore componente di età maggiore di 18 anni
  3. Incrementato di 0,2 per ogni ulteriore componente minorenne, fino a un massimo di 2,1.

Godimento di beni durevoli:

  • Nessuno nel nucleo familiare deve essere intestatario o avere disponibilità di autoveicoli immatricolati la prima volta nei sei mesi antecedenti la richiesta o autoveicoli con cilindrata superiore a 1.600 cc o motoveicoli con cilindrata superiore a 250 cc immatricolati nei due anni antecedenti, esclusi i veicoli per persone disabili.
  • Non essere intestatari o avere disponibilità di barche.

Non hanno diritto:

  • Soggetti in stato detentivo per la durata della pena, ricoverati in istituti di cura di lunga degenza o altre strutture residenziali a carico dello Stato o altra PA.
  • Nuclei che hanno tra i componenti disoccupati a seguito di dimissioni volontarie.

Quanti soldi sono il Reddito di Cittadinanza?

Il beneficio economico statale è condizionato alla dichiarazione da parte dei componenti della famiglia maggiorenni di immediata disponibilità al lavoro e all’adesione di un percorso personalizzato di inserimento lavorativo. A livello economico, come spiegato nell’articolo tre, il beneficio si compone di una parte a integrazione del reddito familiare fino 6.000 euro annui moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza, oltre che di un’integrazione del reddito dei nuclei familiari residenti in abitazione da locazione, pari all’ammontare del canone annuo previsto dal contratto fino a 3.360 annui.

Gli esempi presentati dal Governo dopo l’approvazione del Decreto, indicavano che una persona che vive sola avrà fino a 780 euro al mese di Reddito di cittadinanza e così in crescendo fino a 1.330 euro al mese per una famiglia composta da due adulti e un figlio maggiorenne o due minorenni.

Con gli attuali emendamenti al decreto, è previsto che chi guadagna meno di 780 euro avrà diritto, oltre all’integrazione, anche all’accesso alle altre misure, come il patto per il lavoro e quindi ricevere proposte di lavoro migliorative.

Il beneficio economico è erogato attraverso la Carta Reddito di cittadinanza.

La carta di credito permette di effettuare prelievi di contante entro un limite mensilenon superiore ai cento euro per un singolo individuo e permetterà solo spese per acquisti di base.

Come richiedere il reddito di cittadinanza (anche online via Spid)

Il Reddito di cittadinanza si può chiedere in tre modi:

L’Inps valuta entro cinque giorni il rispetto dei requisiti per l’erogazione del reddito su una carta simile PostePay.

Come funziona: le modalità tecniche e gli strumenti digitali alla base della misura

All’articolo 5 del Decreto viene sottolineato che la richiesta di Reddito di cittadinanza può essere avanzata con modalità telematiche.

L’Inps dovrà verificare i requisiti ”sulla base delle informazioni disponibili nei propri archivi e in quelli delle amministrazioni collegate” e a questo scopo “acquisisce, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, dall’Anagrafe tributaria, dal Pubblico Registro Automobilistico e dalle altre amministrazioni pubbliche detentrici dei dati, le informazioni rilevanti ai fini della concessione del Rdc (Reddito di cittadinanza)”.

La verifica dei requisiti di residenza e di soggiorno grava sui Comuni, finché non sarà realizzata l’Anagrafe unica.

Una prima sfida tecnologica richiede quindi che Inps metta assieme informazioni presenti su database di diversi enti, non integrati né comunicanti tra loro e dotati di sistemi (e regole) diverse.

Il decreto prevede tuttavia il lancio di piattaforme digitali appositamente ideate per il Reddito di cittadinanza:

  • Una piattaforma presso l’Anpal nell’ambito del Siulp, per il coordinamento dei centri per l’impiego;
  • Una piattaforma presso il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali nell’ambito del Siuss per il coordinamento dei Comuni.

Le piattaforme vengono definite nel decreto «strumenti di condivisione delle informazioni sia tra le amministrazioni centrali e i servizi territoriali sia, nell’ambito dei servizi territoriali, tra i centri per l’impiego e i servizi sociali», predisponendo per ottenere questo obiettivo «un piano tecnico di attivazione e interoperabilità delle piattaforme da adottarsi con provvedimento congiunto dell’Anpal e del Ministero del Lavoro».

L’Inps metterà a disposizione della piattaforma i dati personali dei beneficiari del Reddito di cittadinanza, le informazioni necessarie sulla loro condizione economica, i dati sul sussidio e ogni altra informazione che serva per attuare la misura.

I dati poi saranno condivisi dalle piattaforme con i centri per l’impiego e con i Comuni.

Il Ministero, spiega il Decreto, potrà avvalersi di enti o di società in house per il funzionamento del tutto. Il quale non è scontato, per l’inadeguato  livello delle infrastrutture informatiche di alcuni enti pubblici che soffrono della carenza dell’interoperabilità tra sistemi diversi.

Il Piano triennale dell’informatica pubblica prevede la soluzione del problema attraverso il progetto Application program interface, che però a oggi non è ancora stato realizzato ed è certo tra le priorità del nuovo piano triennale 2020-2022.

Il rischio quindi è che si verifichino intoppi, non tanto nella trasmissione delle informazioni quanto nel reperirle: è il caso della ricerca dei dati necessari a verificare le richieste avanzate per il Reddito di cittadinanza, reperibili da diverse amministrazioni che operano con diversi sistemi.

Reddito di cittadinanza e Agenda digitale

La misura adottata dal Governo è molto digital, per le modalità di distribuzione e di gestione. Infatti, a occuparsi di raccogliere i dati dei richiedenti e a erogare il servizio saranno due piattaforme legate ad Anpal e al Ministero del Lavoro, inoltre il denaro sarà caricato su una carta.

Tuttavia, questa stessa esigenza tecnologica alla base pone timori sull’effettiva capacità di funzionamento del sistema, principalmente per i problemi di interoperabilità dei sistemi informativi nella pubblica amministrazione.

C‘è un’anima “digital” nel Reddito di Cittadinanza anche per motivi più prospettici. Molti studi e correnti politiche nel mondo tendono a considerare necessarie forme di reddito minimo garantito per compensare agli squilibri di una società dove ci sarà sempre meno bisogno di lavoro umano (per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale); e dove crescono le diseguaglianze per via anche della concentrazione economica favorita dalla globalizzazione digitale.

Condizioni per non perdere il reddito: norme “anti-divano” per lavoro, formazione e sanzioni

Dati i requisiti previsti dal Decreto, risulta evidente come il Reddito di cittadinanza non è proprio di “cittadinanza”. Non viene infatti distribuito a tutta la popolazione che possiede la cittadinanza italiana, così come non è la cittadinanza il requisito base e unico per accedere al credito. Si tratta di un sussidio contro la povertà, una misura sociale inclusiva per garantire un reddito, come la pensione minima. Per evitare che si crei un effetto “paghetta”, sono state predisposte le cosiddette “norme anti-divano”.

Il prerequisito per chiedere accesso al Reddito di cittadinanza è il dichiarare l’immediata disponibilità a lavorare da parte dei maggiorenni del nucleo famigliare (sottoscrizione del “patto per il lavoro”). Oppure – se non si è abbastanza formati – a partecipare a percorsi di formazione (“patto per la formazione”). 

Chi è giudicato inabile a questi due percorsi (per esempio per motivi di salute) deve sottoscrivere il Patto di inclusione: si rende disponibile per lavori socialmente utili fino a un massimo di otto ore alla settimana.

Il sussidio dura diciotto mesi, saranno formulate tre offerte di lavoro congrue con il curriculum del soggetto, già entro il primo anno. La prima entro sei mesi ed entro 100 km, la seconda entro 12 mesi entro 250. La terza su tutto il territorio nazionale

Viene escluso dal Reddito di cittadinanza chi non partecipa ai percorsi formativi, rifiuta la terza offerta di lavoro e non aderisce a progetti utili per la comunità.

Ci sono anche, ovviamente, risvolti penali in caso di falsa dichiarazione dei dati: si rischiano dai due ai sei anni di carcere. L’evenienza di un tale reato è già contemplata anche nel codice penale all’articolo 640 bis, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, che prevede pene dai due ai sette anni per chi fa il furbetto per accaparrarsi illecitamente contributi di enti pubblici, dello Stato o europei.

Con gli attuali emendamenti al decreto, c’è una misura che toglie i sussidi a chi possiede immobili all’estero; i genitori single inoltre devono presentare entrambi l’ISEE (anche se non sposati né conviventi).

Pensione di cittadinanza

Misura collegata, come da decreto pensione di cittadinanza 2019, è la “pensione di cittadinanza”. Ne hanno diritto tutti i pensionati over 67 (500 mila) che hanno un assegno al di sotto degli 780 euro (soglia di povertà fissata dall’Istat).

Secondo l’attuale decreto, la pensione di cittadinanza può essere versata oltre che sulla card anche con accredito su conto corrente o postale o persino in contanti quando inferiore ai mille euro.

Si ha inoltre un accesso agevolato alla pensione di cittadinanza se nel nucleo c’è un familiare con disabilità grave e questo vale anche per gli anziani under 67. In questo caso, previsti anche paletti meno rigidi per il patrimonio mobiliare e una più vantaggiosa scala di equivalenza, che porta a circa 50 euro in più di reddito di cittadinanza.

Critiche al reddito di cittadinanza e confronto internazionale

Le critiche principali al sistema hanno riguardato il meccanismo dei centri dell’impiego, ancora inadeguati allo scopo e che saranno attrezzati con i fondi previsti dal Governo. E’ utile anche un confronto internazionale con le altre misure di reddito minimo previste dagli Stati.

fonte: www.agendadigitale.eu